Bluseagull

"I nostri pensieri sulle ali della libertà"

L’Irlanda ha detto No alla ratifica del Trattato di Lisbona, mettendo sotto scacco tutta l’Unione Europa.

Personalmente credo che l’ennesima bocciatura sia solo una parte del problema. La questione più grande è la percezione dell’Unione Europea tra i cittadini. Se il 95% delle forze politiche irlandesi (di maggioranza come di opposizione) hanno invitato a votare SI, mentre poi l’elettorato (seppur soltanto la metà della metà di esso) si è espresso per un voto contrario, nonostante in questi anni il Paese sia stato uno di quelli che ha ricevuto di più dall’UE in termini di finanziamenti e in termini di prosperità economica, significa che è molto radicata la resistenza di coloro che vedono nell’Unione Europea un approdo utile e decisivo. Resistenza che per altro trova sponda nell’aumento degli “scoraggiati”, ossia di coloro che prima erano favorevoli all’Europa, e che oggi invece si sentono più confusi e quindi decidono di non andare a votare.
Ritengo sia un fenomeno più diffuso di quanto si possa pensare: non è un caso che stavolta tutti i Paesi (tranne la solo l’Irlanda) abbiano deciso di non rischiare con il referendum, facendo votare la ratifica ai propri rispettivi Parlamenti.
Personalmente, invece, credo che questo progetto sia ancora moderno e utile. Oggi più che mai è necessaria un’Europa che non sia solo economica e monetaria, ma anche politica. Un’Europa che distribuisca pace, stabilità e benessere.
Evidentemente però se neppure dei sostanziosi dividendi sono riusciti a scalfire tali resistenze, vuol dire che c’è un problema di comunicazione, che l’Europa e i suoi governanti vengono visti come tecnocrati e lontani dalle reali esigenze della comunità. Basta vedere come si muove la Banca Centrale Europea!
Si crede probabilmente che se neppure i propri Stati sono capaci di risolvere problemi quotidiani, da quelli sull’immigrazione e sull’insicurezza delle nostre città a quelli sulla disoccupazione e sulle difficoltà economiche, figurarsi se è in grado di farlo Bruxelles! Eppoi sono convinto che la politica di allargamento ad Est (che ho condiviso) abbia ulteriormente rafforzato gli euroscettici. Se anche l’Italia avesse scelto la via del referendum, forse avremo rischiato anche noi di produrre un risultato negativo, se qualcuno avesse cavalcato l’onda dei rumeni!
La proposta del Presidente Ciampi di fare una consultazione collettiva per superare questo impasse mi trova molto d’accordo, anche se forse è un pò rischiosa, perché potrebbe fornire una panorama sconvolgente. Che forse i maggiori euroscettici non siano proprio i Paesi fondatori?

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